Lucio Battisti era ed è per me un artista incredibile, capace di raccontare storie ed essere innovativo. Pensieri e parole appunto, un’opera d’arte contemporanea che ancora oggi stupisce, ancora oggi parla dritto al cuore. Per dire questo, lasciamo stare la cucina, i ristoranti chiudono presto oppure sono proprio chiusi come sta accadendo in questi giorni natalizi. Natale è un misto di emozioni altalenanti, siamo tutti come marinai in mezzo ad un mare in tempesta, ognuno tira fuori il proprio carattere e a modo proprio affronta le avversità. Nascondersi è inutile e le festività sono quel momento in cui siamo nudi e siamo quindi costretti a scegliere cosa essere, chi essere, capire quali sono i nostri sentimenti

Per quanto possa sembrare negativo questo incipit, nulla può essere più veritiero di questa apertura. Credo fermamente che quando le nostre anime si ritrovano ad un tavolo di familiari, per quanti pochi dovrebbero essere, dovremmo stare bene essere sereni e sciolti. Io questo l’ho provato oggi, per destini avversi ho potuto vivere un Natale strano all’interno del hotel nel quale soggiorno da tre settimane. E ho vissuto qualcosa di unico, onestamente anche inaspettato.

Da figlio unico ho potuto vivere delle ore stupende con due genitori che tante ne hanno vissute per colpe mie e non solo mie, ma senza rancore riescono ancora a guardarmi e ad amarmi. A prescindere dal cibo e da un buon Cuveè Marianna di Tenuta Arunda ad accompagnare, mi sono sentito me stesso, quanti di noi possono dire di essere stati sempre liberi ad un tavolo con genitori e parenti? Ci sarà sempre uno zio che chiederà quando ti fidanzi o sposi, le classiche domande che vorresti essere Maradona o Messi per dribblarle e passare alla prossima portata manco fossimo a Masterchef.

Le apparenze sono quei retaggi che ci portiamo dietro dalla notte dei tempi e che ormai fanno parte di noi. Ma si può sempre essere diversi e questo pranzo, tavolo semplice con calici e tovaglioli di carta, un Nadalin per chiudere in bellezza, mi hanno fatto capire quali sono i veri valori che stiamo perdendo: le nostre radici. Da dove veniamo e chi siamo, quanta forza e potenza abbiamo quando capiamo chi siamo? Secondo me molta di più di quando fingiamo di essere qualcun altro, di avere un ruolo o di essere Cristo sceso in terra.

Qualche detrattore dirà che chi è senza peccato scagli la prima pietra, ma io non scaglio nulla, affermo solamente quanto siamo banali e attaccati a menate terrene poco edificanti e quanto più inutili. In una camminata pomeridiana sotto un diluvio dal carattere universale, ho compreso quanto siamo piccoli, gretti e chiusi nel nostro timore di mostrare chi siamo veramente. È questo il nostro male incurabile e siccome di tempo su questa terra non ne abbiamo poi tanto, amiamoci e amiamo h24 sette giorni su sette, non stop. Io ho già iniziato a farlo. Buon Natale, con affetto Gianmarco














